D.O.S.E.

DOSETECA

Vuoi volare come la Fenice?

Un’antica leggenda narra la storia di una figura mitologica capace di rinascere dalle proprie ceneri. Possente come un’aquila reale e incantevole come un pavone, alla vigilia della propria morte la Fenice costruisce un grande nido di piante balsamiche, vi si abbandona e attende che i raggi del sole la incendino.
Si lascia consumare dalle fiamme, senza immaginare che in mezzo alla cenere della sua esistenza passata apparirà un piccolo uovo che, nutrito dalla luce solare, si schiuderà facendola rinascere.

Dentro ognuno di noi è nascosta una maestosa Fenice che la realtà ha ribattezzato Resilienza. Lo so, era più divertente chiamarla Fenice, ma in fondo il concetto non cambia… Siamo in grado di affrontare le avversità, incassare un colpo del destino senza romperci e, persino quando sembra impossibile, possiamo superare il dolore e rinascere.

Le ceneri della nostra Fenice sono gli ostacoli che abbiamo superato, le esperienze difficili che ci hanno traghettato da “ieri” ad “oggi” e, mentre le fiamme di emozioni spiacevoli offuscavano la nostra mente, un piccolo uovo trasformava il dolore in insegnamento e l’insegnamento in Rinascita.

Sì, va bene, ma rinascere non è sempre così facile giusto? Quante volte ci è capitato di saltare dal nido in fiamme, tutti spelacchiati e tremanti di paura, oppure di spaccare il guscio e volare proiettandoci verso confini lontanissimi con delle alette buone giusto per una frittura ricoperta di salsa barbecue?

Rinascere è una possibilità che va scelta. Non basta aver superato l’ostacolo.
Per imparare dalle nostre esperienze dobbiamo trovare la forza di guardarci indietro, essere grati a noi stessi per aver affrontato “il fuoco” senza fuggire, per non esserci arresi. Si rinasce ogni volta che non si dimenticano le fiamme e la cenere, ma ci si guarda indietro e si prova gratitudine per ciò che è rimasto, per ciò che siamo, per ciò che quell’esperienza ci ha insegnato.

I momenti difficili esistono, fanno parte della nostra vita, anche se li riteniamo socialmente detestabili e poco fotogenici. Possiamo scegliere di fuggire da loro e rinnegarli, rafforzandone l’eco, oppure possiamo fermarci un attimo e scovare l’insegnamento nascosto. Iniziamo la caccia al tesoro?

Per rinascere ci vuole anche molta, molta pazienza. Nel libro “Se il mondo ti crolla addosso. Consigli dal cuore per i tempi difficili” la monaca buddhista Pema Chödrön ha scritto che niente se ne va del tutto finché non ha finito di insegnarci quello che dobbiamo sapere. Ogni avversità, per quanto a volte sia impossibile da credere, può diventare un’opportunità di scoperta.

L’emozione che più di tutte ci porta a rinnegare le avversità è la paura. Esserle nemico non è tanto d’aiuto, eppure ogni volta ci armiamo contro di lei. Contro l’unica emozione capace di salvarci, di aiutarci a scoprire le nostre vere priorità. L’unica, senza cui non esisterebbe il coraggio.
Perché non proviamo ad accettare la sua esistenza e ad allearci con lei? Potremmo interrogarla, dialogarci, capirla, persino ringraziarla. Ogni emozione ci regala un messaggio, una ragione valida del suo esistere, e se proviamo ad ascoltarla, ad allinearci alla sua lunghezza d’onda, qualcosa da imparare la troviamo sempre.

Il culto della bella e prestante apparenza rimbalza da un social all’altro, spingendoci a pensare che l’unica vita degna d’essere vissuta sia quella glassata e patinata proposta da immagini di cui non conosciamo i retroscena. Razionalmente sappiamo che non è tutto oro quel che luccica eppure quel luccichio resta e, a volte, ne basta pochissimo per convincerci a nascondere le nostre ombre trattandole come vergognose mancanze. Eppure…

Provate ad immaginare un quadro fatto solo della stessa sgargiante tonalità… sarebbe astratto, piatto, finto. Ci vogliono i chiaroscuri per dare profondità. Luci e ombre creano un quadro realistico. Così accade anche alla nostra vita. Un’esistenza autentica contiene tutti i colori dell’universo messi insieme, ed è proprio quando decidiamo di guardare con compassione le nostre ombre che possiamo imparare qualcosa su di noi, sul nostro atteggiamento, sui nostri pensieri.
Possiamo rinascere, scoprendo che tutti i momenti che abbiamo cercato di rimuovere etichettandoli come acerrimi nemici potrebbero diventare i nostri più grandi maestri.

Giriamoci, guardiamo le ceneri rimaste nel nostro nido, culliamo quel momento difficile, accettiamo che fa parte della vita, della sua impermanenza, normalizziamolo e poi lasciamolo andare.

La Fenice non si lascia bruciare perché ama soffrire ma perché sa che non può evitarlo ed è proprio accettando con compassione quel dolore inevitabile che rinasce dalle proprie ceneri e torna a volare.

 

Silvia Iovine
Giornalista

 

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